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«Siamo anime senza tempo... Se riuscissimo a vivere senza di noi, troveremmo, riposta nell’assenza, la vera felicità, ma siamo sempre ingombranti e non vogliamo sapere cosa c’è oltre noi». Nato dalla penna di Eugenio Zacchi, Racconti Gemelli è un romanzo caustico e seducente al tempo stesso. I protagonisti, Rosa e Barto, sono pervasi dalla più profonda solitudine, quella che li attanaglia anche in mezzo a mille persone. Per Rosa, sordomuta, l’isolamento è innanzitutto fisico, per Barto è invece caratteriale, ha imparato «a nascondere la sua umanità e i suoi sentimenti dietro una cortina di falsa indifferenza».
L’autore, accompagna il lettore sin dentro l’anima dei protagonisti. Dipinge in modo lucido e acuto queste figure dalla profonda umanità. Abbandona ogni pregiudizio, non accusa e al tempo stesso non giustifica i loro comportamenti: li mostra per quello che realmente sono, privi di veli e falsi moralismi. Ciò che li unisce, ciò che li rende gemelli davvero, è il dolore, la solitudine, ma soprattutto la loro incapacità di amare, a cominciare da loro stessi. Rosa e Barto, come tutti gli altri personaggi che intorno a loro gravitano, non sono in verità alla ricerca dell’espiazione ma, come lo stesso Zacchi ci ha detto in un’intervista, «Chi è incapace di amare rischia di divenire violento ed è votato a sofferenze certe. L’unica salvezza non è l’espiazione, ma una buona educazione al sentimento...». Attraverso un linguaggio scarno e diretto, ma mai volgare, l’autore tratteggia in modo impeccabile una condizione umana sempre più attuale. Infatti a questo proposito così ha dichiarato: «parlano tutti da soli, vivono l’immagine di un mondo virtuale, nutrito dalla cultura mediatica. La realtà non esiste, esiste la realtà dell’immagine, tutto qui, ed è enorme la gravità. Ognuno si adopera per somigliare a un modello virtuale e vuole fuggire il più possibile dalla realtà che lo circonda. Barto, il mio protagonista, è così: tanta timidezza, nessuna responsabilità. Un esempio banale per farmi capire meglio: quando assistiamo alla pubblicità di un prodotto, siamo investiti dalle meraviglie che quel prodotto vanta, ma al momento dell’acquisto, la realtà quasi sempre ci delude. Ci eravamo immaginati chissà cosa!». Ha poi aggiunto «entrambi i protagonisti riflettono in genere la sostanziale caratteristica dei nostri tempi, ovvero l’incapacità di amare, ed è gravissimo. È la società del profitto e del cinismo stupido a portare morte e solitudine». Eppure i protagonisti non sono dei vinti, non più di quanto non lo sia ognuno di noi. La loro perenne ricerca, il loro insaziabile desiderio di sapere ciò che si nasconde «oltre quello che ho sempre denominato il vuoto», come dice Rosa, è il più genuino (doloroso?) esempio di umanità che l’autore potesse regalarci.
Ivano Santilli
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