Per quella mezz’ora che ci hai regalato ieri sera a Sanremo in questo oceano di banalità che ci propinano ogni giorno. Perché sei riuscito ad arrivare diritto nella nostra mente e nei nostri cuori. Come sempre. Non so chi ispiri le tue parole, di certo sarebbe bello poterti ascoltare ogni giorno. Ci fai volare alto! E ciò di cui parli non si perde nell’aria, ma rimane dentro. Ci obbliga a pensare in modo diverso. L’energia che sprigionano le tue parole riesce a farci sentire migliori o quantomeno riescono a tirare fuori la parte migliore che è in noi. Hai dato colore a uno spettacolo in bianco e nero e hai, come al solito, colmato i nostri buchi neri d’ignoranza su fatti e storia accaduti solo centocinquanta anni or sono. Ancora grazie! Credo che «Umberto» avrà avuto sonni agitati.