Negli ultimi dieci giorni, tutti i fatti succedutisi sia in Libia sia nelle sale diplomatiche dell’Occidente, hanno fatto sorgere dei seri dubbi sulla autenticità di quanto appreso, rivelandoci infatti, come tutto fosse stato programmato a tavolino diplomatico. Il primo allarme avemmo, appunto, nel sentire come, i grandi del pianeta, (quasi fossero già pronti ai blocchi di partenza, in attesa del segnale d’inizio nella gara per accaparrarsi i beni libici) manifestassero in tempo reale (cosa che mai fecero per i documentati genocidi di Uganda, Ruanda, ecc.) la loro volontà di intervenire per difendere la Libia dalle stragi di civili, che causarono, in poche ore, nientemeno che diecimila morti. Questo ultimo dato, apparve poi nella sua intiera mendacia, perché mai documentato e mai più ripreso da chicchessia, segno evidente essere stato solamente un “falso”, creato ad arte per dare il via al programma. Il secondo dato, che manifesta una incontrovertibile frottola, è dato dal numero delle persone in fuga da un Paese che si andava liberando dal despota: la storia insegna infatti, che in questi casi non può esservi fuga alcuna da un primario bene ritrovato, la libertà, verificandosi invece un flusso contrario: il rientro in patria degli esuli! Le persone in fuga, non Libici, ma di varie nazionalità, fuggivano non da Gheddafi, sotto il quale percepivano una retribuzione soddisfacente, ma dagli scenari da incubo che prospettavansi per l’arrivo di Islamici ed Occidentali. Il terzo fondamentale elemento di grande incredulità, si è riscontrato nelle dirette televisive dai luoghi “degli scontri”. In esse non si è mai documentata (ovviamente) nessuna strage, essendo le due o tre scene anonime propinateci come espressione dei cruenti scontri (una bara portata a spalla da una moltitudine, risalente non si sa a qual momento; un paio di persone ferite su una barella, anch’essa di dubbia collocazione temporale; del fumo che si leva in lontananza; delle buche scavate in terra senza alcuna documentazione di contorno, ma propinateci come tombe) veramente non dimostrative, palesandosi sempre una costante in tutti i servizi: lo esagitato ed ansimante monologo dei corrispondenti, a fronte di una evidente calma degli astanti. La quarta prova, a conforto del nostro pensiero, è la straordinaria concordanza di intenti che accomuna i grandi del pianeta nella ghiotta occasione. Gli USA, per i quali Gheddafi è l’eterno bandito da punire. La Gran Bretagna che si vuole vendicare di Lockerbie. La Francia, la più intraprendente, che vuole finalmente mettere le mani sulle risorse libiche. La Russia che vede aprirsi scenari da fornitore unico di combustibile fossile. I paesi islamici cui farebbe immenso comodo un avamposto sul Mediterraneo. Ahinoi, anche l’Italia, che nulla avrebbe da guadagnare, ma moltissimo da perdere (leggasi, almeno, la immigrazione a Lampedusa), che vediamo in questa circostanza tristemente prona verso il diktat esterno, al punto da dichiararsi (e questo la dice lunga sulla sua immaturità, dopo gli insufficienti 150 anni appena celebrati) già pronta ad interventi militari!