In questo strambo paese dove i fatti sconcertanti non finiscono di meravigliarci, succede anche questo. La Rai, come se non bastasse il triste e costoso declino cui sembra avviata, ha deciso di assumere Tafazzi come vice del Direttore Generale: proprio Tafazzi, noto per le sue ridanciane pulsioni masochistiche che lo spingono a darsi bottigliate sull’inguine. Dire che la Rai è da sempre nelle mani dei politici è come parlare del conflitto di interesse: se ne parla ma non si ci scandalizza più, né tanto meno si interviene per impedirlo. “Regola” non scritta vuole che chi va al governo s’impadronisca della RAI. Nel passato DC, PSI e PCI avevano trovato un compromesso tutto sommato meno indecoroso per spartirsela: una rete a me, una a te e la terza all’altro. Poi sono arrivati i nuovi affittuari di Saxa Rubra, non meno fagocitanti di quelli fatti fuori da Mani Pulite, ma più insolenti e rapaci. L’occupazione è stata letale per l’autonomia della Rai, in quanto non è più soltanto in mano ai partiti, ma al capo del Governo, che è anche proprietario della più grande aziende privata, sua concorrente nel settore televisivo. Negli anni delle vacche grasse per essere assunti bastava la telefonata “giusta” ai vertici del settimo piano. In tempi di vacche magre invece non si assume più, ma si lottizza con più spudoratezza. Direttori di Tg nominati dai partiti ne avevamo visti di tutti i colori (politici), ma è difficile trovarne uno più schierato dell’attuale direttore del Tg 1. I conti della Rai sono in rosso mentre i programmi di (pseudo) intrattenimento si limitano a rincorrere l’audience di quelli di Mediaset, già insopportabilmente ripetitivi e idioti di loro. Le varie e nostalgiche incursioni nei ricchi archivi della Rai testimoniano cos’era in passato e cosa non è più ora. In questo contesto deprimente, cosa fa la Rai? Ebbene quando un programma si discosta con intelligenza dalla desolante routine dei logori palinsesti e diventa un clamoroso successo di pubblico e di critica, come è accaduto conVieni via con me, che ha battuto alla stessa ora il Grande Fratello, capita che il Direttore Generale, che prima aveva fatto di tutto per ostacolare la messa in onda di questo programma, ha poi reagito quasi stizzito a questo exploit dell’azienda che dirige. Sorprendente davvero per un manager. Ma dov'è il nocciolo di questa grottesca incoerenza? Il programma di Fazio e Saviano e altri come Anno zero, Report, Ballarò oParla con me, non piacciono al capo del Governo perché critici o irriverenti nei suoi confronti e del Governo, e nella logica politica che governa la Rai, non devono conseguentemente piacere al DG della Rai, suo diligente factotum. Si sussurra che il prossimo DG della Rai sarà proprio Tafazzi, per fare tutti felici e contenti. A Mediaset e a Palazzo Chigi. C’est évident!