Valentina continuò imperterrita a navigare nella Rete in cerca di suggerimenti.O trovava una buona idea per coinvolgere Alessio o doveva optare per un piano B come prevede ogni strategia.
E se gli avesse detto la verità? Del tipo: “Che ne dici di festeggiare insieme il giorno di San Valentino? Oppure: ciao, mi inviti domani? Sono sola come un cane...” No, non ce l'avrebbe mai fatta. Con un gesto di rabbia dette una strattonata al mouse e si alzò.
Cominciò a passeggiare per la stanza in lungo e largo. Guardò distrattamente l’orologio, ma le lancette sembrava si fossero fermate.
D’impulso prese tra le mani il cellulare e iniziò a digitare alcune parole: mi manca da morire questo piccolo grande amore, adesso che saprei cosa fare...
“No, i maschietti odiano Baglioni, meglio non rischiare”. E premendo su un tasto cancellò tutto.
Ma quello stesso cellulare le annunciò un messaggio in arrivo. Sul display, la parola Anonimo.
Il cuore iniziò a batterle forte, schiacciò il testo ok e iniziò a leggere: domani sera vuoi essere la mia Valentina? Ore 21.00 ristorante La perla. Ti aspetto.
«Stronzo, perché non ti firmi?» urlò la ragazza. «Chi sei? Che razza di invito è questo? Magari sei uno stupratore di Valentine... O magari sei Alessio!» proseguì con voce languida e occhi umidi.
Si buttò stremata su una poltrona. Doveva riflettere con calma.
“E se fosse Gustavo? Quasi peggio dello scherzo” pensò con amarezza. “O forse no, sempre meglio di niente! In fin dei conti una serata passa in fretta”.
Valentina era vicina a una crisi di nervi: doveva assolutamente sfogarsi con qualcuno. Decise così di telefonare a Chiara.
«Ciao Chiara sono Vale, che fai domani?» partì diretta all’attacco.
«Alludi a San…»
«Sì alludo» la interruppe prima che finisse di pronunciare quel nome.
«Ti stavo per chiamare perché ho ricevuto uno strano messaggio anonimo: domani sera vuoi essere la mia Valentina? Ore 21.00 ristorante La perla. Ti aspetto».
«Nooo, anche tu?».
«Allora è di certo uno scherzo! E io che mi ero già emozionata al pensiero che fosse qualcuno…».
«Qualcuno chi?» si affrettò Valentina preoccupatissima.
«Beh se la vuoi sapere tutta, speravo fosse Alessio…».
Valentina ammutolì all’istante: questa era una notizia da definire decisamente una tragedia.
«Ehi!? Che facciamo, ci andiamo lo stesso?».
«Sei pazza?» replicò scandalizzata, «ma… ti piace Alessio?» continuò la ragazza cercando di far luce sulla tragedia.
«Era per divertirci un po’» disse Chiara, evitando con cura di rispondere alla seconda domanda, «se non ci capita niente di meglio, s’intende» concluse.
La telefonata ebbe termine con queste parole e Valentina, cellulare ancora in mano, restò sulla poltrona pensierosa sul da farsi. Altro che piano B, di questo passo non sarebbe bastato l’intero alfabeto. Ma anche i dettagli di una tragedia a volte si complicano.
Ancora dal cellulare arrivava un altro SMS alquanto criptico: 6 la cosa + bella ke mi sia capitata! Ti amerò forever! Ma anche qui, ahimè, mancava la firma del timido spasimante.
Valentina si sentiva sempre più frustrata: «tutto il mondo mi ama, ma nessuno si fa avanti» piagnucolò in modo ignobile, «a chi devo dar retta?».
Era proprio esausta, ma non sapeva che il peggio doveva ancora arrivare.
Qualcosa la spinse ancora davanti al computer e si collegò con la Rete: dopo qualche istante le venne l’idea di verificare dove si trovava il ristorante menzionato nell’invito. Scoprì così che il locale in questione era in pieno centro, di categoria extralusso, e prometteva, per la suddetta serata, un menù e un costo molto sostanziosi.
Spinta da un’idea che ritenne luminosissima riprese il cellulare e con una scusa telefonò per chiedere se c’era una prenotazione a nome di Alessio F.
La risposta fu un tragico sì.
Oltre che bravo e bello il principino era anche ricco pensò la ragazza d’impulso – certamente poco romantico – innescando una raffica di domande a catena.
Perché il pupo non aveva firmato il messaggio? Perché lo aveva mandato anche a Chiara? Cosa era? Una provocazione, uno scherzo, una prova?
Valentina stava perdendo il lume della ragione: «vorrei che fosse già il 15 febbraio» sentenziò afflitta. Non le restava che una ultima chance: telefonare ad Alessio e chiedere una spiegazione. (Continua)