Senza perdere un solo minuto digitò freneticamente il numero e restò in attesa.«Ciao Ale, sono Valentina
» disse con voce quasi tremula.
«Ciao
» rispose lui alquanto sorpreso,
«come va?
».
«Ecco, scusa se ti disturbo, volevo sapere... sì, di domani... La perla...
» balbettò Valentina come una deficiente.
«La Perla? Ma cosa stai dicendo?
» trasalì Alessio senza capire.
Valentina sentì il pavimento aprirsi sotto i piedi e cercò goffamente di rimediare.
«No, volevo dire conosci questo ristorante? Si mangia bene?
».
«Non lo so, non lo conosco... ma perché mi fai questa domanda?
».
«Lo voleva sapere Chiara
».
«Ah!
» fu la risposta laconica di Alessio.
«Comunque, volevo chiederti se mi aiuti un po’ in matematica, lo sai, sono proprio una frana...
».
«Sì certo, quando vuoi
» rispose lui con calma,
«ci vediamo domani in classe. Ciao
».
Valentina era a pezzi: una figuraccia simile non l’aveva mai fatta, e non solo. Se Alessio non aveva mentito spudoratamente, il mistero s’infittiva sempre più.
«Respira profondo Valentina!
» disse forte a se stessa,
«che sei un po’ svampita lo sanno tutti; è sperabile che non ci dia troppo peso
».
La povera fanciulla si era cacciata in un vero imbuto, e tutto questo per una stupida festa sponsorizzata a dismisura dai media; una ridicola usanza perpetrata nei secoli in memoria di un povero vescovo che prima di morire si era innamorato di una sfigata figlia del suo carceriere!
Valentina si rese conto che stava esagerando, ma non doveva mollare proprio ora.
La rosa delle possibilità si stringeva: o Alessio mentiva o qualcun altro aveva messo in scena tutto l’ambaradan. Doveva solo scoprire perché e chi: un’impresa quasi folle.
Per cercare di pensare con più lucidità attaccò una scatola di biscotti. Sgranocchiando si ragionava meglio.
«Tra l’altro, nel caso decida di andare in quel locale, non so cosa mettere
» pensò ancora a voce alta.
Questo nuovo
dettaglio l’aiutò a distoglierla dal pensiero fisso. Era una
tragedia perché non aveva niente da indossare, anche se per lei, tale affermazione significava solo che non aveva acquistato abiti o accessori nuovi negli ultimi sette giorni.
Basta. Le sue erano solo elucubrazioni mentali. Doveva decidere o forse... ma certo, non decidere poteva essere la migliore decisione! Ci avrebbe dormito su. La notte porta consiglio e l’indomani magari qualcuno l’avrebbe invitata almeno a mangiare una pizza.
Quella notte Valentina si addormentò con un chiodo fisso nella mente: ma chiuse gli occhi e sognò che
qualcuno l’avrebbe resa felice.
* * *
«Ciao cara, ho una sorpresa per te
» annunciò trionfante Mario, sorprendendo Valentina mentre frugava in un cassetto,
«quest’anno come vedi mi sono ricordato… ma cosa hai trovato?
».
«Un vecchio depliant preso il giorno di San Valentino in un locale quando avevo solo quindici anni» rispose la donna con un piccolo sorriso sulle labbra. «Ricordo ancora oggi quella serata».
«E come si chiamava lo spasimante se è lecito frugare nei tuoi ricordi?».
«Alessio, ma non andò come pensi…» replicò Valentina con una smorfia di soddisfazione.
«Perché?».
«Perché mi ritrovai alle nove di sera in un ristorante extra lusso con un solo ragazzo che aveva invitato contemporaneamente quattro fanciulle, me compresa».
«Non capisco, spiegati meglio».
«Hai idea di come possano reagire quattro ragazze inferocite contro un povero coetaneo molto indeciso e un po’ stronzetto?».
«Non voglio conoscere i dettagli», concluse Mario abbracciandola con affetto e offrendole un intrigante pacchettino regalo... «oggi goditi questo. Auguri amore mio». (Fine)