Il signore, non fine, immortalato mentre lancia un estintore per colpire le Forze dell’Ordine, non era un black bloc. È persona anagraficamente adulta, all’apparenza normale, di buona famiglia, con genitore impiegato di banca e la mamma che dice di lui: «Non farebbe del male a una mosca».
Frequenta (?) il primo anno di psicologia all’università. Privata e a mezzo web! A 24 anni! Ma, ci si chiede, a quell’età le persone normali non dovrebbero avere il foglio di laurea affisso alla parete della propria camera? Ahinoi!, la società di oggi non si porrà mai questa domanda! Questa persona bisogna discolpare, comprendere! È proprio così che è cresciuta, scusa dopo scusa, vittima d’una chilometrica sfilza di buonismi. Così in casa, dove non ha mai dovuto affrontare una severa punizione che impostasse il suo modo di stare al mondo. Perché scusare è operazione più facile, rispetto a quella impegnativa che richiede trooppo tempo, nel dare e far rispettare, ora dopo ora, le regole. È cresciuta così a scuola dove, da lustri ormai, gli alunni sono tutti bravi per definizione, ove se uno è asino ha diritto almeno al sei. Nella quale, se anche tre insegnanti lo portano agli scrutini con il quattro, ove l’indottrinata restante parte del consiglio di classe si opponga, viene promosso. Infatti, questo campione dei nostri tempi, dalle sudate promozioni, ecco, per onorare i suoi insegnanti buonisti, cosa riesce a scrivere su Facebook: il mio film preferito? «Paura e delirio alla svegas». Quindi dobbiamo ammettere che, sia la sua famiglia sia la sua scuola, non hanno mai percepito d’aver plasmato una cosa deforme. La prima ha fallito nella formazione spirituale. La seconda si è rifiutata di elargire anche solo frammenti di cultura. E la società? Cosa ha fatto per contribuire alla crescita del suo simile? Beh, la società è composta in gran parte da famiglia e scuola, ma l’altra parte? Ebbene, l’altra parte! Un signore come quello descritto, forse non ha mai avuto e non ha quella terza parte di società che si occupi di lui. Gli è sicuramente mancato il servizio militare, nella cui istituzione avrebbe potuto trovare quella formazione civile che gli manca. Gli è mancato un posto di lavoro, ove si debbono osservare certi ritmi lavorativi e rigide regole di interazione con i sistemi e le persone. Gli è mancato un amico. Per avere un consiglio. Gli è mancata quella sana competizione che si ingenera in un insieme sano. Gli sono mancati i sogni. Si è tuffato a capofitto in quella emblematica società fatta di individui come lui. L’unica che lo può accettare per quello che è: nulla. Ed il nulla ha causato la sua fine.