Guerra e pace: costante umana

Sul Corriere della Sera (del 10 c.m. a pag. 32) appare un articolo, “quando la pace non trova pace” a firma A. Melloni.
Desideriamo commentare brevemente solo le prime nove righe dell’articolo. L’autore pretende riportare al ristretto ambito delle religioni, il perenne conflitto fra guerra e pace. Per dimostrare ciò afferma come le religioni rivelate richiedano «il minimo di pace del non uccidere» (?) ed infatti, una di esse, si riferisce a Gesù come «Cristo-nostra-pace».
Ora, si vede come definire mantello di pace che abbraccia il mondo, proprio il Nazareno, che è stato vittima di una feroce “guerra” mossagli da un’intera comunità, che ne ha vilipeso la dignità, massacrato il corpo, lo ha crocifisso ed ucciso con le armi, ci sembra davvero una mostruosità sintattica. Essa non fu un’azione basata sulla religione, ma mossa sulla necessità di difendere il potere (quel poco che era rimasto, a causa dei Romani) di una casta. Inoltre, anche volessimo accettare che il vissuto del Cristo abbia successivamente portato un ampio respiro di pace, esso è giocoforza dovuto scaturire da una guerra, ancor più vergognosa perché portata contro persona inerme. Ergo, è banale che dopo la tempesta arrivi la quiete. È nel naturale novero delle cose umane, che dopo una guerra sopravvenga un periodo di pace la cui lunghezza è proporzionale alla crudezza della prima, senza verun bisogno di scomodare le religioni. 
Più oltre l’articolista pretende confermare il suo pensiero e soggiunge (più o meno) che la serietà politica d’un governante, è visibile dalla garanzia (di pace e) di equilibrato vivere, concesso prima ai sudditi e poi ai cittadini. Ebbene, ben lungi dall’essere una conferma al suo assunto, le sue parole dimostrano proprio il contrario. Infatti, la distinzione ch’egli fa, tra sudditi e cittadini è davvero esiziale del suo pensiero. La presenza di “sudditi” nello Stato, significa che il governante ha dovuto, prima, combattere una certo crudele ed imperialistica guerra (pertanto senza alcun fine religioso), contro un’altra comunità ed i suoi cittadini, per accaparrarsene i territori e gli abitanti. Certo potrà, ora, anche cercare una garanzia di quieto vivere per i sudditi, ma prima li ha dovuti, ben bene, massacrare. Ed il fatto che l’autore faccia quel sostanziale distinguo fra cittadini, (che tutto hanno) e sudditi, i cui diritti sono men sicuri, ci dà la misura di come siano già impostati i parametri per una nuova guerra che, ancora, non avrà proprio nulla di religioso.
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