I libri, colpevoli o innocenti?
Da una recente inchiesta di Repubblica sulla Biblioteca Nazionale di Pyong Yang in Corea del Nord emerge che il numero di libri messi al bando dal governo, tra i quali opere di Victor Hugo e Shakespeare, è impressionante.
Scriveva Borges in Altre inquisizioni che "bruciare libri ed edificare fortificazioni è compito comune dei principi". Si riferiva all'imperatore Shih Huang Ti, colui che costruì la grande Muraglia e che decretò il rogo di tutti i libri precedenti alla sua ascesa al potere.
L'incendio della biblioteca di Alessandria per mano dei Cristiani. Index libro rum prohibitorum che decretava la morte del novanta per cento dei libri che non erano in sintonia con la Chiesa. "Dove si bruciano i libri prima o poi si bruceranno anche gli uomini", ammoniva Montesquieu. Giordano Bruno ci finì sul rogo e Galileo ci andò vicino, abiurando. I falò ordinati da Hitler, quelli della rivoluzione culturale cinese in ossequio al farneticante Libretto Rosso di Mao, la fatwa degli ayatollah. E Stalin che faceva cancellare dall'enciclopedia sovietica i nomi dei suoi ex compagni di Partito spediti in Siberia. Bruciando i libri si voleva confinare la mente nel recinto del pensiero unico. Mai un rogo di libri ha avuto una giustificazione che non fosse l'asservimento della mente e l'imposizione di una verità mistificatrice.
In Italia, dove spesso le cose anche drammatiche sfiorano il ridicolo, la censura negli anni Cinquanta mandò al rogo i racconti di De Sade e vent'anni più tardi, con la stessa imperturbabile idiozia, condannò alle fiamme Ultimo tango a Parigi.
I libri vengono "giustiziati" da tiranni, regimi e religioni integralisti perché "illuminano" la mente, fanno germogliare il seme della presa di coscienza, della conoscenza e sbocciare la libertà. Lo storico americano Robert Darnton sostiene che furono i libri "filosofici" che portarono alla Rivoluzione Francese.
Ma il libro è sempre innocente? Ai colpevolisti non mancano argomenti (i libri di storia ritenuti menzogneri o faziosi). Si accusano certi libri di corrompere le menti. Vogliamo considerare colpevoli le letture che hanno portato al suicidio i giovani tenenti respinti dalle loro amanti sull'onda de I dolori del giovane Werther o de Le ultime lettere di Jacopo Ortis? Poteva immaginare Curzio Malaparte che il suo Tecnica di un colpo di stato diventasse un cult per terroristi di destra e sinistra negli anni di piombo?
Purtroppo accade anche che i libri vengano strumentalizzati e traditi, diventando fonte di massacri senza fine: quanto sangue è scorso nel nome dei Vangeli e del Corano?
I libri hanno un'anima, perciò sono immortali, come ci insegna il finale di Fahrenheit 451, dove i ribelli imparano a memoria i classici mentre nelle piazze le milizie bruciano libri.
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