Romanzi allo specchio

Bruno Fontana

Oggi basta possedere un televisore, meglio se di nuova generazione, al plasma e in HD e il romanzo puoi vederlo, magari anche a puntate, comodamente a casa tua. Come Pinocchio, ultimo dei tanti adattamenti dell’opera di Collodi visto di recente in tv. Ma è ormai consuetudine vedere film e sceneggiati tratti da romanzi. Di certi classici non si contano più le trasposizioni: Shakespeare, Dumas, Hugo, Verne, Tolstoj, Austen, London sono alcuni degli autori più sfruttati, o saccheggiati. Non c’è praticamente romanzo famoso che non si sia rispecchiato su uno schermo. Alcuni di questi hanno avuto svariate versioni, più o meno fedeli. Pensate al Dracula di Bram stocker, che ha avuto quasi 200 adattamenti, compreso Fracchia contro Dracula. H.G. Wells non poteva immaginare che il suo Sherlock Holmes sarebbe stato il protagonista di centinai di film e telefilm. Insomma, da quando il cinema è nato i cineasti hanno attinto a piene mani dal grandioso e fertile giardino della narrativa. Oggi una vera e propria catena di montaggio sforna film tratti da best seller fabbricati per il consumo usa e getta di pop corn movies o per melensaggini adolescenziali alla Moccia. È vero che dopo più di cento anni di vita il cinema oggi è a corto di idee, rimastica roba vecchia, fabbrica sequel e rifacimenti di vecchie pellicole. Gli autori di best seller come Stephen King o Dan Brown scrivono libri già pronti per il multisala. La Rowling con la sua saga su Harry Potter vende i diritti dei suoi libri insieme a quelli per il cinema. Ma c’è adattamento e adattamento. Un conto è sceneggiare un romanzo di John Grisham o la saga sui vampiri di Stephanie Meyer, già preconfezionati per il cinema, un altro farlo con un classico della letteratura, Dostoiesvsky o Buzzati che sia. In questo secondo caso i rischi sono dietro l’angolo. Zurlini ha fatto un lavoro memorabile con Il deserto dei tartari, rispettando il romanzo. Orson Welles ha tradito Kafka con Il processo,ma chapeau, il suo film è un capolavoro lo stesso. Questo a significare che rimanere troppo fedele a un romanzo può essere motivo di castrazione della creatività cinematografica. Visconti ad esempio è stato frenato dal timore di tradire Camus con il suo Lo straniero. È stato invece geniale quando ha affrontato liberamente Il gattopardo o Senso. Dopo i maestri di ieri, i William Willer, i Marcel Carne o i Vittorio de Sica, oggi sono pochi gli sceneggiatori e i registi capaci di maneggiare la materia letteraria di qualità con la sensibilità e la capacità necessarie e farli vivere sullo schermo. Come recentemente è capitato ai fratelli Coen con il bellissimo Non è un paese per vecchi dal romanzo di Cormac McCarthy, o a Matteo Garrone con Gomorra dal libro inchiesta di Roberto Saviano.