Soldi e saldi

Patrizia Remiddi

Tempo di saldi. Venite gente, venite e tuffatevi a capofitto nel mare magnum dei saldi sognando per qualche giorno favolosi acquisti scontati dal 30 al 70%.
Per subliminali collegamenti pubblicitari e per similitudine formale, i cartelli con su scritto “saldi” mi riportano indietro nel tempo, a un noto motivetto che cantava: “Soldi soldi soldi, beati siano i soldi, i beneamati soldi perché, chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta”.
Mi domando perché questa intrusione musicale e rifletto sul fatto che è passato quasi mezzo secolo. Rifletto ancora, con amaro sarcasmo, che oggi al posto dei soldi abbiamo i saldi, ci ritroviamo con i piedi freddi e scopriamo che i pascià esistono solo negli spot pubblicitari. Ma la memoria continua a suggerirmi nuovi pensieri: l’allegro motivetto infatti prosegue quasi da solo, con uno sconcertante “prendi, spandi e spendi, non domandare da dove provengono” e ancora con nostalgico rimpianto ripenso alla spensierata incoscienza di quegli anni.
Ma sto divagando. Volevo parlare di saldi e non di soldi, anche se poi, una certa attinenza c’è.
Ero rimasta al tuffo. Cerco quindi il centro commerciale più “saldato” e mi appropinquo, fiduciosa di fare affari d’oro. Mi ronza comunque nella testa quell’assurdo motivetto e continuo a rimuginare sui piedi caldi e sui pascià. Esistono o no? Se esistono, sicuramente a loro dei saldi non importa nulla; riguardo ai piedi, nelle mie favole, i ricchi sultani avevano il turbante, abiti sfarzosi e scarpe di raso… come facevano ad averli caldi?
Sto ancora divagando. Mi guardo intorno, e sono stordita dall’offerta straripante di oggetti di ogni genere. I miei occhi sono attirati, tanto per restare in tema, da un paio di scarpe rosse con il tacco alto. Certamente non mi terranno caldo ma sono fighissime, come direbbe mia figlia. Le acquisto perché sono super scontate. Mi faccio tentare anche da un bikini, sempre rosso, da indossare la prossima estate. Dovrò comunque perdere qualche chilo di troppo perché l’oggetto in questione è due taglie inferiore alla mia ed è l’ultimo rimasto.
Chiudo i miei favolosi acquisti con un “prendi tre e paghi due” di cui non avevo strettamente necessità ed esco dal centro, riflettendo ancora una volta, che ciò di cui avevo veramente bisogno era un pigiama, delle scarpe da ginnastica e una coppia di asciugamani. Forse ero un po’ distratta da quello strano motivetto che ancora non mi abbandona.
Non mi resta che mettere le mani in tasca perché in questi giorni fa molto freddo: strano, non sento nessun din din din!